
Mood: indefinito
On air: Cash machine – Hard Fi
Doing: aggiorno
Avatar: random, by LJ
Other: clausura no grazie!
Per la prima volta in 13 anni di scuola (asilo escluso) qui a Roma hanno chiuso le scuole causa allerta meteo. Mi ritrovo qui a casa mia, alle 12.20, sveglia da circa un’ora, a guardare dalla finestra la neve che scende mista ad acqua e a pensare: è proprio tutto ciò che non vorrei, perché preferirei aprire la finestra e trovarmi un semplice diluvio o una splendida giornata di sole. Qui a Roma la neve è considerata un vero e proprio evento, uno di quelli che affascina tutti i miei coetanei e i più piccini tanto da tenerli impalati davanti le finestre, se non addirittura sotto la stessa neve al freddo e al gelo. E’ da tre anni che anche Roma viene imbiancata da questo fenomeno che fino a pochi anni prima era considerato una leggenda, visto che l’ultima nevicata risaliva alla fine degli anni 80 se non sbaglio. A differenza dell’anno scorso, anno in cui a Dicembre mi ritrovavo esaltata ed emozionata, di fronte alla stessa neve che oggi è scesa fino a poco fa e che è prevista ancora per questa sera e per tutto domani mi viene da sperare che non attecchisca e che non si congelino le strade, paralizzando l’intera città. Probabilmente a differenza dell’anno scorso parlo da maggiorenne, da automobilista che desidererebbe uscire e andare in giro, da ragazza che per il week-end aveva forse i suoi piani per far qualcosa dopo un’intensa settimana scolastica. Perché la neve a Roma non è stati di Facebook, pupazzi di neve e belle foto, ma sono i disagi che paralizzano la gente e la noia di passare tutto il tempo a casa. Una città come Roma non è attrezzata per un fenomeno come la neve e mi sorprende che ancora la maggior parte delle persone non l’abbia capito, io stessa ci sono arrivata solo adesso (meglio tardi che mai). Preferivo farmi quelle 5 ore di lezione, assolutamente noiose per carità, e avere la possibilità di uscire quando voglio, anzichè vegetare a casa fino a data da definirsi.
Mercoledì ci hanno consegnato le pagelle e sono davvero soddisfatta. E’ stata la pagella del primo quadrimestre migliore in 5 anni di liceo. Adesso il mio obiettivo è quello di alzare tutte le materie ad 8 (ad esclusione di matematica e fisica dove mi accontenterò di un meraviglioso 6 ♥) e alcune a 9, per compensare i due 6 di mate e fisica in modo tale di avere un buon biglietto da visita per la maturità.
GIA’, LA MATURITA’. La sento vicina, ancora non del tutto da crearmi attacchi di panico, ma sicuramente più vicina rispetto al primo quadrimestre nel quale mi sembrava un evento lontanissimo, che non dovesse neanche toccarmi.
Ed è con il progressivo avvicinarsi della maturità che qualche giorno fa ho avuto l’illuminazione per la mia tesina, ho finalmente deciso l’argomento~
Era dalle vacanze di Natale che ci pensavo e le idee giravano tutte intorno al mio tragediografo preferito, Euripide, e alla sua straordinaria bravura nell’indagare la psicologia dei suoi personaggi. Ma non sapevo da cosa partire per poi poter collegare il resto delle materie, fino a quando questa settimana è giunta l’illuminazione. Partendo da Euripide e arrivando all’età moderna analizzerò l’aspetto psicologico dei personaggi nel teatro e nella letteratura. Volevo portare qualcosa di orginale e che allo stesso tempo sentivo mio e di certo questo percorso rientra pienamente in entrambi gli obiettivi.
Ma in questi giorni oltre alle varie idee per la tesina la mia mente era occupata anche dai pensieri per l’università. Degno di nota è stato il giro ambiguo di mezzanotte sul sito di lettere moderne di Roma 3 e quindi l’improvviso ritorno a considerare pienamente quella facoltà la mia possibile scelta.
Più passano i giorni e più non riesco a decidermi, al contrario mi confondo sempre di più. Quest’apparente eterna decisione mi fa pensare ad un discorso fatto con la mia migliore amica.
La verità è che i giovani d’oggi non sono abituati a proiettarsi veramente nel futuro. Abbiamo tutti l’idea che il liceo sia infinito, nonostante sappiamo tutti che dura solo 5 anni. Eppure lo viviamo come una cosa permanente, che non avrà fine e forse è proprio da qui che scaturisce l’enorme odio che spesso si prova verso di esso. Molti di noi guardano all’università come un continuarsi del liceo senza capire che la scelta davanti la quale veniamo messi ci cambierà la vita. E’ in quest’ottica distorta che non sappia scegliere e che abbiamo paura, perché non ci siamo mai fermati veramente a pensare che una volta finito il liceo dovremo prima o poi trovarci un lavoro, perché lo studio non sarà la nostra occupazione a vita, perché non ci saranno a vita interrogazioni, professori e registri di classe. Banalmente sono la prima che come i miei coetanei non si è mai proiettata oltre il ciclo di studi, perché anche io ho sempre vissuto la scuola come una componente fissa all’interno della mia vita. E adesso sono spaventata all’idea di fare una scelta così complessa, che avrà un grandissimo impatto sulla mia vita. Mi trovo davanti al bivio lettere-giurisprudenza e non riesco a venirne a capo. Il primo è la strada che tutti mi consigliano di intraprendere per il mio essere geneticamente portata verso questa disciplina che io stessa riconosco, il secondo rappresenta per me il futuro coronarsi di quello che, se le cose dovessero andarmi bene, sarebbe il sogno di una vita. A questo punto mi verrebbe da scegliere la seconda strada perché per approfondire gli studi letterari c’è sempre tempo, ma se scegliessi la prima strada di certo il mio sogno non potrei farlo avverare… bel dilemma.
4 Risposte »